Vale davvero la pena correre una gara all’estero?

Se me lo aveste chiesto qualche anno fa, probabilmente vi avrei risposto che una gara vale l’altra. Ventuno chilometri sono sempre ventuno chilometri, che si corrano sotto casa o dall’altra parte d’Europa.

Oggi, dopo aver vissuto alcune gare all’estero, la mia risposta è molto semplice: sì, ne vale assolutamente la pena.

Ma non soltanto per la gara, anzi, spesso la medaglia che porti a casa diventa quasi un dettaglio rispetto a tutto quello che vivi prima, durante e dopo quel giorno.

La gara dura poche ore, il viaggio rimane per sempre

La prima cosa che ho imparato è che una gara all’estero non si improvvisa.

Se si vuole contenere il budget bisogna iniziare a pianificare con largo anticipo. Iscrizioni, voli e hotel tendono ad aumentare rapidamente di prezzo man mano che la data si avvicina.

Prenotare qualche mese prima può fare una differenza enorme e permette di destinare una parte del budget a ciò che conta davvero: vivere l’esperienza con serenità.

Inoltre, organizzarsi in anticipo significa arrivare preparati anche dal punto di vista sportivo. La gara diventa un obiettivo concreto, qualcosa che accompagna gli allenamenti per settimane o mesi e rende ogni uscita un piccolo passo verso la partenza.

Scoprire una città con le scarpe da running ai piedi

C’è però un aspetto di cui si parla poco: quando si parte per una gara si tende a pensare soltanto al giorno della competizione. In realtà, alcuni dei ricordi più belli nascono nei giorni precedenti.

Quasi tutti i runner fanno un breve allenamento di attivazione il giorno prima della gara. Una corsa tranquilla, senza obiettivi cronometrici, giusto per sciogliere le gambe.

Ed è proprio lì che succede la magia; perchè mentre molti turisti si spostano in metro o seguono itinerari già programmati, tu inizi a conoscere la città correndo.

Attraversi quartieri che forse non avresti mai visitato, scopri parchi, lungofiumi, piazze e scorci nascosti. Inizi a creare un legame con i luoghi che il giorno successivo vedrai passare molto più rapidamente durante la gara.

Quando poi arriva il momento dello start, non stai più correndo in una città sconosciuta, stai correndo in un posto che hai già iniziato a sentire tuo.

Ogni città corre in modo diverso

E poi arriva il giorno della gara.

Per molti runner è il momento più emozionante del viaggio: le strade chiuse al traffico, migliaia di persone sulla stessa linea di partenza, l’adrenalina che sale mentre il countdown si avvicina allo zero.

Ma la differenza la fa soprattutto il pubblico: ogni città ha una propria personalità e questa personalità emerge in modo incredibile lungo il percorso.

Ricordo Valencia come una festa continua. Musica, tamburi, persone che incitavano i runner praticamente ovunque. In alcuni momenti sembrava di correre dentro un grande evento cittadino piuttosto che in una semplice gara.

Lisbona mi ha trasmesso sensazioni diverse. Anche lì l’entusiasmo non mancava, ma in modo più discreto, più elegante, quasi più rispettoso. Meno esplosivo, ma altrettanto coinvolgente.

Ed è proprio questo il bello perchè non esistono due gare uguali.

Ogni città mette qualcosa di sé dentro il percorso e riesce a raccontarsi attraverso il modo in cui accoglie i runner.

Dopo la medaglia arriva la parte migliore

Molti pensano che tutto finisca una volta attraversato il traguardo.

Per me spesso è l’esatto contrario e se si ha la fortuna di fermarsi uno o due giorni in più, inizia una fase completamente diversa del viaggio.

A quel punto puoi mettere da parte il cronometro e trasformarti semplicemente in un turista e puoi visitare con calma quei monumenti che il giorno prima hai visto passando di corsa.

Puoi tornare nei quartieri che ti hanno colpito durante l’allenamento di attivazione oppure puoi concederti una colazione senza fretta, una passeggiata, un museo o una cena tipica.

Ed è in quel momento che realizzi quanto una gara all’estero sia molto più di un evento sportivo.

È un viaggio,  una scusa per scoprire una destinazione nuova.

È un modo diverso di conoscere una città.

Quindi, vale davvero la pena?

Se l’obiettivo è semplicemente correre 10 chilometri, una mezza maratona o una maratona, probabilmente puoi farlo anche vicino a casa.

Ma se ami viaggiare, se ti piace scoprire nuovi luoghi e se credi che la corsa possa essere molto più di un allenamento, allora la risposta è sì.

Una gara all’estero ti permette di vivere una città almeno tre volte: la prima quando la esplori correndo nei giorni precedenti, la seconda quando la attraversi insieme a migliaia di altri runner il giorno della gara e la terza quando la visiti con calma dopo aver conquistato la tua medaglia.

Ogni volta scoprirai qualcosa di diverso, ma forse è proprio per questo che chi prova una gara all’estero raramente si ferma alla prima.

Perché dopo aver corso una città, viene subito voglia di partire per la successiva. 🏃🌍🛫

E voi? Qual è la gara all’estero che vi è rimasta nel cuore? O quale sognate di correre un giorno?

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