Chi corre con regolarità sa che la parte più difficile non è iniziare.
La vera sfida è continuare quando la routine si rompe.
E poche cose mettono in crisi la routine quanto un viaggio di lavoro.
Una settimana prima sei lì che segui il tuo piano di allenamento alla perfezione. Poi arrivano le trasferte: sveglie all’alba, treni, aeroporti, riunioni che si allungano, cene di lavoro e il classico hotel in cui entri soltanto per dormire. A quel punto è facile convincersi che per qualche giorno allenarsi sia impossibile.
Per anni l’ho pensato anch’io.
Quando partivo per lavoro avevo la sensazione che la preparazione si fermasse automaticamente fino al mio ritorno. Poi ho capito una cosa che mi ha aiutato a vivere molto meglio queste situazioni: quando viaggio per lavoro il mio obiettivo non è allenarmi meglio, ma non perdere il ritmo.
Può sembrare una differenza da poco, ma cambia completamente prospettiva.
Non serve allenarsi come a casa
Uno degli errori che facevo più spesso era cercare di replicare esattamente gli allenamenti che avrei fatto nella mia routine abituale.
Se il programma prevedeva quindici chilometri, volevo fare quindici chilometri; se era il giorno delle ripetute, cercavo un posto dove fare le ripetute e se correvo a una certa ora a casa, volevo fare lo stesso anche in trasferta.
Quasi sempre finivo per innervosirmi.
La verità è che un viaggio di lavoro non è una settimana normale. Hai meno tempo, meno energie e spesso non sei tu a decidere come si svilupperà la giornata.
Oggi la vivo in modo diverso. Se riesco a ritagliarmi mezz’ora prima di colazione o una corsa tranquilla dopo l’ultima riunione, mi considero soddisfatto. Magari corro la metà dei chilometri previsti, ma torno a casa senza aver interrotto completamente il ritmo.
E, a lungo termine, fa una differenza enorme.
Le scarpe trovano sempre un posto in valigia
Ho una regola molto semplice: le scarpe da running partono sempre con me.
Anche quando penso che probabilmente non riuscirò a correre e anche quando il viaggio durerà soltanto un paio di giorni.
Perché ho imparato che le occasioni arrivano quando meno te lo aspetti: una riunione che finisce prima del previsto, un’ora libera tra due appuntamenti, una mattina in cui ti svegli prima della sveglia.
Se le scarpe sono in valigia hai una possibilità, ma se le lasci a casa, la decisione è già stata presa.
E spesso basta sapere che sono lì per convincerti a uscire.
Ogni trasferta può diventare una piccola avventura
Quello che amo di più del correre durante un viaggio di lavoro è che all’improvviso una trasferta smette di essere soltanto una trasferta diventando un modo per scoprire il posto in cui ti trovi.
Mi è capitato di correre lungo fiumi che non avrei mai visitato, attraversare quartieri lontani dagli itinerari turistici e vedere città completamente diverse rispetto a come appaiono durante il giorno.
A volte bastano trenta minuti! Esci dall’hotel, prendi una direzione qualsiasi e ti ritrovi a vedere la città svegliarsi, oppure a scoprirla mentre il sole tramonta dietro gli edifici.
Sono momenti che difficilmente troveranno spazio nell’agenda di lavoro, ma spesso diventano il ricordo più bello di tutta la trasferta.
Meglio una corsa imperfetta che nessuna corsa
Per molto tempo sono caduto nella trappola del “se non riesco ad allenarmi bene, allora non mi alleno”.
Oggi penso esattamente il contrario: venti minuti sono meglio di zero, mezz’ora a ritmo tranquillo è meglio di restare in camera e una corsa lenta attorno all’hotel vale più di un allenamento perfetto rimasto soltanto nelle intenzioni.
Perché il vero segreto non è fare sempre l’allenamento ideale, è mantenere viva l’abitudine.
Quando riesci a fare questo, riprendere il programma una volta tornato a casa diventa molto più semplice.
Anche la testa viaggia meglio
C’è poi un aspetto che spesso viene sottovalutato quando si parla di allenamento in trasferta.
Correre non serve soltanto a mantenere la forma fisica. A volte serve soprattutto a stare bene con la testa.
Quando sono in viaggio per lavoro mi capita spesso di arrivare a fine giornata con la sensazione di aver passato ore a rincorrere il tempo. Riunioni, telefonate, e-mail, presentazioni, spostamenti. Giornate piene, spesso molto stimolanti, ma anche impegnative.
In quei momenti, infilarmi le scarpe e uscire a correre diventa quasi un rito.
Non lo faccio per inseguire un record personale o per rispettare alla lettera una tabella di allenamento. Lo faccio perché per mezz’ora o un’ora posso finalmente rallentare il rumore che ho in testa.
Mi piace pensare che ogni corsa in trasferta mi regali una piccola parentesi tutta mia. Niente notifiche, niente agenda, niente scadenze da rispettare. Solo il rumore dei passi, il respiro che trova il suo ritmo e una città da scoprire.
Spesso parto dall’hotel con la mente ancora piena di pensieri e torno con una sensazione completamente diversa. Non perché i problemi siano spariti, ma perché la corsa ha quella straordinaria capacità di mettere le cose nella giusta prospettiva.
E forse è proprio questo uno dei motivi per cui continuo a portare sempre con me le scarpe da running.
Perché quando viaggio non mi aiutano soltanto a non perdere la forma. Mi aiutano a ritrovare un equilibrio.
Il segreto? Essere flessibili
Se c’è una cosa che ho imparato viaggiando per lavoro è che non esistono settimane perfette.
Ci saranno trasferte in cui riuscirai a correre quasi tutti i giorni e altre in cui faticherai a ritagliarti anche solo mezz’ora. A volte tornerai a casa soddisfatto per essere riuscito a mantenere il programma, altre volte avrai l’impressione di aver fatto meno di quanto avresti voluto.
E va bene così.
Per molto tempo ho vissuto queste situazioni come una sorta di battuta d’arresto. Oggi invece cerco di guardarle in modo diverso. Una trasferta non è una pausa dalla mia vita da runner. È semplicemente un capitolo diverso della stessa storia.
Correre quando si è lontani da casa richiede un po’ di adattamento. Bisogna accettare che gli allenamenti non saranno sempre quelli programmati, che i ritmi potrebbero essere più lenti e che a volte l’unica vittoria sarà essere riusciti a uscire dall’hotel e fare qualche chilometro.
Ma in fondo è proprio questo il bello.
Essere runner non significa allenarsi solo quando tutto è perfetto. Significa trovare il modo di continuare a correre anche quando la giornata prende una direzione diversa da quella che avevamo immaginato.
E spesso sono proprio queste corse “rubate” tra una riunione e un volo di ritorno a regalare le sorprese più belle. Quelle che iniziano senza aspettative particolari e finiscono con un panorama inatteso, una strada scoperta per caso o semplicemente con la soddisfazione di aver ritagliato un momento tutto per sé in mezzo a una giornata piena.
Perché a volte la corsa più importante della settimana non è quella preparata nei minimi dettagli.
È quella che non pensavi nemmeno di riuscire a fare.
E voi? Quando viaggiate per lavoro riuscite a ritagliarvi un momento per correre oppure fate parte di quelli che promettono di allenarsi e poi riportano a casa le scarpe esattamente come le avevano messe in valigia? 👟